Fiandri

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domenica, 13 aprile 2008

IO, ALESSIA E MARCELLO


«Tu fai finta che hai una udienza importante in un’altra città.

Ti prendi i tuoi treni, in treno ti sistemi col portatile e scrivi appunti per tutto il viaggio, non tanto perché ti serva a preparare l’udienza ma perché se sull’Eurostar non ti metti a ciappinare con il portatile, da quello che ho capito, ti fanno pagare un extra. Ti sistemi in albergo. Vai a cena con il cliente e gli spieghi che cosa accadrà il giorno dopo. Torni in camera. Prendi due appunti. E, visto che sei stanco morto e anche un po’ ubriaco, vai a letto.

Ah no, prima ti lavi i denti. Ah no, perché domani c’è un’udienza importante e vuoi essere al meglio, quindi mi pareva di avere un tubetto nel beauty case, sì, un campioncino di cremina idratante, e allora mettiamoci anche la cremina che tanto ci vuole un attimo. Guarda, ci metto così poco che non sto nemmeno ad accendere la luce in bagno: apro il tubetto e mi spalmo in faccia ben bene la cremina, il gel, quello che è, ecco fatto. Ciao, buona notte.

Drin (no, non fa drin la sveglia del telefonino, ma insomma, drin).

Mi alzo, vado in bagno, e mentre faccio la pipì provo una sensazione di bruciore alla faccia. Mi guardo allo specchio e vedo che ho il viso rosso fuoco e i lineamenti leggermente deformati dal gonfiore: vacca miseria, mi sa che la cremina non era poi così buona; ora però devo prepararmi e andare. L’udienza va piuttosto bene: l’interrogatorio fila liscio e praticamente il mio avversario dice che secondo lui ho ragione io, poi dico al giudice che una cosa che aveva deciso mesi fa è sbagliata ed il giudice modifica la propria decisione, poi gli dico che già che ci siamo ce ne sarebbe anche un’altra sbagliata e mi dice be’, questo non so, forse, ci devo pensare. Mi danno tutti ragione: è evidente che qualcosa di me li intimidisce, e inizio ad immaginare di che cosa si tratti.

Mangio qualcosa, prendo di nuovo i miei trenini e dopo sei ore di viaggio arrivo a destinazione: la faccia ancora mi pulsa ma sono sicuro che domani sarà come nuova. Il giorno dopo, e quello dopo ancora (cioè oggi), la mia faccia è tutta crepata, ho il mento e le labbra che rilasciano scaglie e sbriciolano in giro come un borlengo, e che sono stati oggetto di commenti irripetibili, e tutte le volte che sorrido faccio “crac”.

Così, visto che la Marcuzzi può dispensare consigli sull’intestino pigro e organizzare terapie di gruppo in casa per donne stitiche, visto che Dell’Utri può dire liberamente che Mangano era un eroe, non c’è ragione perché io non possa dare suggerimenti sulla professione forense: se vuoi che le udienze siano un successo e non te ne frega niente di assumere le sembianze di Ötzi, spalmati bene bene sulla faccia un gel doccia, non sciacquare e dormici su per una notte. Funziona.»

Scritto da Fiandri il aprile 13, 2008 09:27 | link | commenti (6) |

martedì, 11 marzo 2008

LA TIPA, IL TIPO


Che io poi glielo volevo anche dire alla Tipa: ma che cosa ci vai a fare, tu, allo speed dating, che cosa ti aspetti? Solo che poi uno fa la figura del guastafeste e del grillo parlante, quindi lasciamole il beneficio del dubbio. Tante volte.

La Tipa è carina, non stragnocca ma carina: fine, a modino, volendo ha anche un po’ di gaggia, vestita bene; e niente, come era facile immaginare si trova di fronte a un carosello di sfigati che ostentano i soldi come macchiette. Lei è a disagio, purina, risponde imbarazzata alle sciocchezze che le dicono e si domanda ma dove diavolo sono capitata?

E dove sei capitata, scema?, lo hai poi deciso tu di andare in quel posto, che io te lo volevo anche dire, fra l’altro, solo che poi avrei fatto la figura del grillo parlante. Però lei prosegue le audizioni con stoica sopportazione: il tontolone smorfioso, il frocetto col foulard che sembra De Sica in Vacanze di Natale, il tenebroso ebete.. Dio mio che sofferenza per la Tipa. Quando le si presenta il  figlio di papà in camicia hawaiana, la Tipa è sconsolata e sta per cedere, sta pensando che se si sbriga forse è ancora in tempo per arrivare a casa e vedere Dr. House; ma ecco che arriva, ecco il Tipo.

Il Tipo, come è ovvio, a sua volta non è un gran figo ma evidentemente è un tipo: capello lunghetto finto trasandato, nasone, occhi verdi e pallati, espressione di disagio e di imbarazzo per quel posto orrendo nel quale - a quanto pare - è stato portato rinchiuso nel bagagliaio di una macchina, legato e imbavagliato. Secondo me si chiama Jacques, scommetto che si chiama Jacques, e probabilmente ha il classico mal di testa da francese.

Quando arriva il Tipo la Tipa è stanca, annoiata e distratta; lì per lì non si accorge nemmeno del Tipo, ma ecco che lui cala l’asso e la colpisce al cuore: “non lavo i piatti, ma li asciugo”. Ora, a me da piccolo ne avevano insegnate di frasi magiche per cuccare, e qualcuna l’hanno insegnata anche al mio amico Shakiro, però “non lavo i piatti, ma li asciugo” non la conoscevo proprio. E invece lui bum, entra nel ring e sferra sùbito il colpo che spegne la luce.

Che uno vorrebbe anche soffermarsi un po’ sul significato, e si domanda perché, perché dovrebbe essere tipo uno che non lava i piatti ma li asciuga. Forse perché vuol dire che riconosce le proprie umili origini, a differenza degli altri fighetti? Ma allora perché fa il fighetto che non li lava, gli fa schifo? Non ha senso. È un po’ come la sigla di Remi, “tu lo sai un grillo cos’è, sogni però di andare in città”: che cazzo vuol dire? Niente, però funziona. E la frase del Tipo funziona, e la Tipa gli fa un sorrisone come per dire ehi ti ho capito, io sono come te. Così, mentre tu sei ancora lì a farti mille domande su Remi e sui guanti di gomma, lui va come un treno e le dice “possiamo andare in un posto migliore”, e lei non ci pensa un attimo. Ed eccoli uscire dal locale frou-frou e accorgersi che sì, sì, sono fatti l’uno per l’altra perché entrambi hanno la Clio, mentre la voce fuoricampo ti spiega compiaciuta che quello è il “Segno esteriore di ricchezza interiore”. Cioè, dire “non lavo i piatti, ma li asciugo” è segno di ricchezza interiore.

Per fortuna le patate le comprano le donne.

Scritto da Fiandri il marzo 11, 2008 11:50 | link | commenti (14) |

venerdì, 21 dicembre 2007

DI LUSSO


«C’è una causa che segui tu, nella quale hai fatto le principali difese. E arriva la comunicazione della sentenza: la nostra cliente è stata condannata a pagare 317mila euro.

Fa un po’ impressione.

Ma fa ancora più impressione sentire il tuo capo che ti dice "Grande Davide, ci è andata di lusso!”»

Scritto da Fiandri il dicembre 21, 2007 12:23 | link | commenti (10) |

martedì, 11 dicembre 2007

PIUMINI E FRUSTINI


Anche se uno dice quest’anno non voglio fare come gli altri anni, quest’anno voglio viverla bene, quest’anno niente nevrosi; anche se uno dice così, ci casca sempre. Fare i regali fa male e per di più è un fatto collettivo: quindi tutti si caricano a vicenda, e vedendosi per le strade che corrono, e nei negozi che si spintonano, si innervosiscono ancora di più. E a mano a mano che ci si avvicina al momento, tutto questo aumenta aumenta aumenta fino all’esplosione finale, con quel piacevole senso di vuoto che ci coglie quando tutti i regali sono stati scartati. Ma quest’anno no, quest’anno risparmio qualche anno di vita e li prendo online: li vedo, li scelgo, li pago, li ricevo. Facile no?

Così trovo il twister per i nipotini (preso), un dispenser per carte di credito (papà di Fiandri mi sarà grato per tutta la vita per questo), un indispensabile frigorifero per Veuve Clicquot (a quello ci penso un attimo: qualcosa mi dice che a breve non servirà), e poi per caso mi imbatto nell’annuncio di uno che vende un piumino di una nota marca, marca che chiameremo Woodcock.

Il venditore è uno che vuole essere estremamente chiaro nelle condizioni di vendita, il che è lodevole; mi sorge giusto qualche dubbio sulla tecnica di marketing, ma io in realtà non me ne intendo molto di queste cose. Ecco dunque un estratto del suo annuncio.

Giubbotto Giubbino Woodcock blu, taglia M, da uomo - Quando l’inverno è spettacolo: bellezza rara e unica
Pelezza rara e unica. Tu no kiedi come fa a essere rara e unica nello stesso momento, tu fidi, sì?

Non accetto offerte dall’estero. I don’t accept foreign bidders
Vuoi fare una domanda al venditore desiderando subito una risposta? Risparmia tempo! C’è soddisfazione quando c’è chiarezza! Più in basso ti ho inserito la risposta a tutti i quesiti che vorrai, in un italiano comprensibilissimo! Esaminare tutto in anticipo e con ATTENZIONE ti aiuterà maggiormente prima di fare la tua offerta.

Tu no fa domande, tu legge con ATTENZIONE e tu capisce. Io spiega tutto in italiano comprensibilissimo e anke in inglese così tu capisce. Domande no, legge sì. Domande no, legge sì. Ora tu ripete prego..

Buona lettura, buona asta ma, soprattutto, buona salute (di questi freddi tempi è la prima cosa necessaria!)
Tu vede io no kativo, sì?

Domanda: - Il capo è originale? Cosa mi garantisci? Risposta: - Ho acquistato i miei prodotti da venditori privati e gli articoli hanno subito soddisfatto le mie aspettative. Non potendo fare altro, le uniche e sole cose che in tutta onestà ti garantisco è che quello che potrai acquistare da me sarà un capo di apprezzata qualità e di notevole e rara bellezza. Tutto ciò ti sarà subito visibile. Alla bellezza del giubbino un dieci pieno non lo toglie nessuno! Se cerchi o se pretendi invece e a tutti i costi altre e maggiori garanzie (quali ad esempio l’originalità al 100% o simili), ti dico fin da subito che ci sono luoghi più appropriati a questa specifica richiesta: i negozi! Compra nei negozi!
Piccolo stupido. Se io ti vende un Woodcock non è ke tu può pretendere ke è proprio proprio un Woodcock: io ti garantisce un capo di pelezza rara (ma anke unica), tipo ke un dieci non glielo toglie nessuno al giubbino, sì? Se poi tu vuole garanzie che i capi non sono taroccato, tu va da un’altra parte e tu non rompe i coglioni di me.

Domanda: - Ho fatto una offerta su una taglia diversa da quella che mi serve. Potresti cambiarmela? Risposta: - Se hai sbagliato a fare la tua puntata sulla taglia, figurati se hai potuto mai avere la premura di leggere per intero la descrizione! A noi non piacciono le persone che non leggono, che non apprendono o che non hanno almeno un poco di maturità negli acquisti. Se sei però arrivato a leggere fino a qui, sarai sicuramente una persona attenta. Perciò, sii preciso nella tua offerta perchè ti sarà assegnata la taglia in base a quanto riportato nella descrizione!
Forse tu pofero deficiente ke non legge con ATTENZIONE? Forse tu non sa ke noi no piacciono persone ke non apprende, si? Io non creeedo! Tu prafo. Tu legge. Tu arrifa a leggere fin qvi, perciò sicuro tu non sei pofero deficiente ke io no piace. Ora tu prende buone misure precise e tu no sbaglia, si?

Domanda: - Quale forma di pagamento accetti? Risposta: - NON ACCETTO_vagliapostali e NON ACCETTO bonifici bancari perchè non ho il tempo e la possibilità di aspettare i diversi e lunghi giorni che occorrerebbero per ricevere l’accredito. Non accetto paypal per i costi e le commissioni che vengono ulteriormente detratte al venditore. Potrete pagare in un’unica soluzione secondo la famosa e veloce tradizione che tutti conoscono.
No vaglia, no bonifizi, no kazzo di paypal. Famosa e feloce tradizione ke tutti conoscono, e ke tu sicuramente conosci, è ke uno arrifa lì strisciando kome verme e mi porge i contanti, e io glieli strappo ti mano, congedandolo con bel calcione in sedere e ridendo con inkredibile fragore.

Domanda: - Le spese di spedizione sono sempre a mio carico? Anche se ho un motivo valido per farti una restituzione? Risposta: - Le spese di spedizione sono sempre a tuo carico. Perchè? Se hai ben letto tutta la descrizione e se non hai problemi di comprensione della lingua italiana, nessun motivo potrà essere considerato migliore di un altro. La giacca ti viene consegnata già ben controllata in partenza e in condizioni eccellenti. Per il resto delle cose, la descrizione dell’oggetto e la risposta alle domande che abbiamo inserite sono così chiare che anche un bambino capirebbe tutte le condizioni di vendita. Sono e saranno sempre a tuo carico!
Io taféro non riesce a kredere ke tu così inkredibilmente stupido. Forse io no parla lingva italiana? Forse tu più stupido di bambino? Forse tu tice ke io no prafo a spiegare? Tu sempre paga. Paga paga paga, kretino. Tu paga andata, tu paga ritorno, tu paga sempre, kiaro? E ora tu compra mio piumino di pelezza rara e unica, si?

 

Ecco, dunque. Ora credo che io uscirò a fare un po’ di acquisti e che mi immergerò nello spirito natalizio.

Scritto da Fiandri il dicembre 11, 2007 15:28 | link | commenti (6) |

mercoledì, 17 ottobre 2007

ONE MORE CHANCE


«Io c’ho questa cosa di Chance, della quale ne avevo già parlato. E questa cosa funziona così, che tutti (va be
, non tutti tutti) sono arciconvinti che faccio il finto tonto, che faccio quello capitato lì per caso, mentre loro mi hanno beccato che in realtà io ne so, ma tanto. E mi dicono che son furbo, che la so lunga, e una volta mi hanno persino chiamato - lo giuro - eminenza grigia, quando a dire il vero io non stavo mica facendo niente, ero lì che probabilmente stavo pensando, tipo, avrò chiuso il gas?, oppure soppa che tette che ha quella lì, oppure non vedo l’ora di uscire di qui che devo fare la popò.

E anche oggi mi mandano a fare un’udienza in una cosa di cui non so niente. Infatti non è che faccio l’udienza, sono solo il portavoce di una, singola, cosa, che devo dire al Presidente; perché le cose importanti le diranno il collega X e la dott.ssa Y, che son bravi e preparati e quindi è il loro turno. Loro, il collega X e la dott.ssa Y, mi conoscono e sono sempre fra quelli della cosa di Chance, che son sicuri che io le cose, figurati, le so benissimo. Finisce l’udienza, che va bene, e ci si intrattiene lì fuori a discutere della causa.

Ora, quando dico che non so una cosa, non è mica così per dire. Non la so proprio, non so chi sono gli amici e chi i nemici, non so a che punto stiano le cose, non so se devo insistere o lasciar perdere, non so praticamente niente. E così si svolge una conversazione che potrebbe essere di questo tipo:

- X: eh ma secondo me dovremmo spiegare al giudice che all’incanto.. forse non è il caso, non porterebbe a grandi risultati
- Y: più che altro è il fatto delle obbligazioni a preoccuparmi, 60mila son congelati ma se riuscissimo a sbloccarli convincendo la banca, si chiuderebbe tutto in un attimo
- Z: a dire il vero J diceva che in quel caso andrebbero in chirografo
- Y: e gli altri 60mila?
- Z: quelli ci son già
- X e Y: e ti pareva..
- X: comunque, tornando all’immobile..
- Z: sull’immobile io l’ho detto a J che noi ci saremmo, e da sùbito. Lui invece prospetta tempi lunghi
- X: il punto è che J non ha avuto un contegno molto attivo sino ad ora, bisogna stargli dietro se no le cose restano ferme
- Y: del resto, c’è sempre il problema della banca
- tutti: già, è un problema. Tu, Davide, che ne pensi?
- Davide: io direi..

      silenzio

Io.. direi.. che la cosa vada esaminata molto bene, con la massima attenzione. Sì, direi proprio con la massima attenzione, poi potremo dire qualcosa al riguardo
- X: mm, massima attenzione
- Z: certo. Ma certo, ottimo!
- Y: Davide, tu mi leggi nel pensiero
- Davide: no, è che io..
- X: è che tu la sai lunga. Bravo. Parlane anche con B, che poi ci sentiamo.

Ci salutiamo, loro vanno, e io resto lì a domandarmi se mi stiano tutti prendendo per il culo o che cosa.»

Scritto da Fiandri il ottobre 17, 2007 16:20 | link | commenti (10) |

martedì, 18 settembre 2007

IL MUSEO DEL DC9


Il museo del DC9 è in piena Bolognina, nel vecchio deposito della tramvia. R. ed io ci andiamo ancora rincoglioniti dal pranzo e dal caldo; veniamo accolti all’ingresso da una ragazza che ci dà qualche parola di introduzione e un opuscolo, e ci dirigiamo verso l’aereo quasi con la mente sgombra. Sappiamo che è lì, le immagini di quel puzzle le abbiamo viste tante volte nei documentari e nei servizi su Ustica. Ma quando lo vedi davvero, il DC9, è una cosa diversa, e ti investe sùbito con violenza appena ti affacci alla sala. È un proprio un aereo. Ha le scritte accanto al portellone che indicano le prese elettriche esterne, le hai lette tante volte mentre salivi con la carta d’imbarco fra le mani, ed ha i finestrini con le guarnizioni di gomma ancora visibili e la fusoliera e la coda e le ali. Solo che è stato colpito mentre volava, è caduto in fondo al mare a tremila metri di profondità, è rimasto lì per anni al buio fra chissà quali mostri marini, è stato recuperato, catalogato, ricostruito, analizzato, per cui ora ha grandi squarci, le lamiere sono opache di salsedine e accartocciate, e lui ha questo aspetto come di una bestia ferita e stanca, tanto che quando arrivi nel punto più vicino, a circa un metro e mezzo dal DC9, la compassione diventa fortissima e vorresti allungarti per accarezzarlo.

Inizialmente, quando entri nella sala, non senti rumori; ma dopo un po’ incominci a percepire un brusio, voci che sussurrano qualcosa, e a poco a poco questi sussurri diventano più forti nelle orecchie: sono i pensieri dei passeggeri che Christian Boltanski ha immaginato e fatto amplificare da 81 diffusori  disseminati nella sala. Ci sono anche, accanto all’aereo, alcune casse che contengono gli effetti personali dei passeggeri ma il cui contenuto è nascosto: all’uscita del museo ci consegneranno un libretto con tutte le foto di questi oggetti, libri, creme solari, chiavi di casa, maschere da sub e altri effetti.

Il museo non parla delle omertà, delle coperture, delle mille verità su Ustica e di quello che è stato chiamato il muro di gomma: parla dell’aereo e di chi c’era dentro, perché tutto parte da lì. Il resto - credo che fosse questa l’idea dei parenti delle vittime - è un lavoro collettivo e individuale, affidato alla memoria, alla impossibilità di accettare il fatto che un aereo sia caduto senza una causa apparente, alla consapevolezza che esistono dossier, esistono persone che sanno benissimo come andarono le cose e che tacciono giorno dopo giorno, anche oggi.

Insomma, andateci.

Il museo è in via di Saliceto 5, ed è aperto dal martedì alla domenica. Gli orari per il periodo autunnale non sono ancora definiti, ma per informazioni potete chiamare il MAMbo (051 6496611).

Scritto da Fiandri il settembre 18, 2007 01:56 | link | commenti (7) |

venerdì, 06 luglio 2007

ACCIDENTI A MAX


- ...
- ...
- ...
- ...
- ....
- Eh, lo so che lei non ha problemi a star zitta. Non la pagano mica a parole lei: ai meno dieci mi dice, il tempo a nostra disposizione è finito, ci vediamo la prossima volta, e lei è a posto. No, sono io che devo parlare. Se no che cosa vengo qui a fare?
- giusto
- eh ma non è mica facile dire qualcosa per forza
- non ci vediamo da un po’ di tempo, le sarà pur successo qualcosa
- no. Cioè ho litigato con Silvia, credo che ci lasceremo, ma di questo ho già parlato con altri. Ah sì, ecco! Ho letto un post di Max Bartender!
- mm. E di che cosa parla?
- censura il fatto che le femministe si mobilitano per i Dico e per la fecondazione eterologa, anziché manifestare solidarietà alle donne  islamiche davanti al tribunale, per il processo agli assassini di Hina. (Poi va be’, il post va in vacca, Max nelle cose che scrive ci vuole sempre spingere dentro a forza le sue temibili invettive politiche, l’immancabile tiritera sull’Islam e, ovviamente, un richiamo alla Chiesa Cattolica)
- mm, Chiesa Cattolica, interessante..
- no no, non è di questo che volevo parlare. Che poi per me Max scrive queste cose più che altro per provocare, quindi non è questo che mi ha colpito
- e che cosa l’ha colpita?
- quello che mi ha colpito - a parte i commenti di uno che secondo me da piccolo lo hanno infornato per errore insieme con il Tortino Porretta - è la foto che accompagna il post
- una foto, capisco
 - nella foto ci sono le Femministe incazzate, che fanno quel gesto, quel gesto lì con l’indice e il pollice di una mano, più o meno a L, che toccano l’indice e il pollice, più o meno a L, dell’altra mano
- il gesto delle Femministe incazzate?
- sì mi colpisce sempre quella cosa lì, mi fa paura. Cioè non è che mi fa paura il gesto in sé, perché non sono mica uno sprovveduto, me l’hanno spiegato che quel gesto lì rappresenta tipo un’anfora greca, una roba del genere
- certo, l’anfora
- però quando lo vedo e vedo le Femministe incazzate che fanno quel gesto lì io non so, mi sento male, mi sento come una tachicardia
- le ricorda qualcosa quel gesto?
- io.. io non lo so, quel gesto..
- Fiandri le ricorda qualcosa questo gesto?
- no, io non voglio..
- Fiandri mi risponda, le ricorda qualcosa QUESTO gesto?
- Sorella.. Sorella di Fiandri.. no..
- che cosa fa Sorella di Fiandri?
- Sorella di Fiandri.. quel gesto..
- dove si trova Fiandri, quanti anni ha Fiandri?
- io esco da scuola, fa freddo, la cartella è pesante..
- quanti anni ha Fiandri?
- marzo.. terza, terza elementare
- Fiandri esce da scuola, è marzo e c’è Sorella di Fiandri che esce da scuola anche lei, giusto?
- sì, marzo, mimose..
- l’otto marzo! La festa delle donne!
- aaah festa delle donne!
- e Sorella di Fiandri che cosa dice?
- no
- Fiandri non farmi arrabbiare. Sorella di Fiandri che cosa dice?
- non te lo dico
- Fiandri!
- Sorella di Fiandri ha le mimose, ha la sciarpa tutta lunga e colorata
- e che cosa dice?
- dice cose che non capisco, dice cose brutte
- Fiandri bada ben che se non parli ti ammazzo di botte eh?
- dice che gli uomini sono inferiori
- inferiori a chi?
- inferiori alle donne, dice che non valgono niente gli uomini
- tutto qui, non fa niente altro
- n.. no
- parla, cinno di merda!
- fa quel gesto lì delle Femministe incazzate davanti al mio naso e dice una cosa strana
- che cosa dice?
- urla ‘sta cosa, “maschio, represso, masturbati nel cesso”. Solo che io non lo so che cosa vuol dire. Cioè maschio lo so, cesso lo so, ma represso e masturbati non lo so
- ti mette a disagio?
- non so che cosa fare, devo andare in cesso, essere represso e masturbarmi, ma non so che cosa vuol dire
- è una brutta sensazione?
- è.. terribile, che cosa devo fare? E che cosa ci devo fare con l’anfora greca? Ommioddio..
- va bene Fiandri, calma
- sono represso, l’anfora, che cosa devo fare?
- stai calmo Fiandri, ora finirà tutto
- ma loro sono superiori!
- tranquillo, è tutto a posto, ora. Adesso conterò fino a, vediamo, mille, e poi lei si alzerà lentamente, non ricorderà nulla di quanto ci siamo detti e proverà una sensazione gradevole
- superiori
- uno, due, tre..
- l’anfora
...
- .. novecentonovantototto, novecentonovantanove, mille
- ...
- ...
- devo aver sonnecchiato un po’
- forse. Come si sente?
- bene
- il tempo a nostra disposizione è finito, ci vediamo la prossima volta
- bene, arrivederci dottoressa, e grazie
- arrivederci Fiandri.

Scritto da Fiandri il luglio 06, 2007 19:14 | link | commenti (13) |

mercoledì, 04 luglio 2007

SILVIA


Non mi piace venir qui a parlare dei miei fatti personali e non mi piace quando uno usa il proprio blog per sfogarsi. Ma è un periodo un po’ così, alcuni miei amici sono presi da impegni familiari, altri sono sempre all’estero per lavoro, e alla fine uno anziché magari andare a lamentarsi davanti a un birrino, da Michele, viene qui e scrive qualcosa. Perché io con Silvia non ce la faccio più, ed è brutto, e mi piacerebbe che leggesse queste mie parole ma so che non lo farà.

Non lo farai, anche se del mio blog io ti ho parlato, e di me, dei miei obiettivi, delle mie piccole manie, e delle strade che non voglio, non posso intraprendere. Mille volte te ne ho parlato, ma che cosa può aspettarsi uno da te, che lo ascolti? Tu parli, non ascolti. Vivi delle tue certezze e impartisci gli ordini come se sapessi sempre tutto: be’ non è così, anche tu a volte sbagli Silvia, solo che sono sempre gli altri - sono sempre io - a pagare per i tuoi errori. Il fatto però è che non credo di farcela più.

Sai, quando le stesse cose che nei primi tempi ti avevano affascinato di qualcuno, poi ti diventano insopportabili? Sai quei modi gentili che ora ti appaiono solo finti ed affettati? Sai quella voce suadente, che col tempo diventa una monotona e formale ripetizione, uguale con tutti e in ogni situazione? Sai quei piccoli strafalcioni così simpatici, che dopo un po’ ti innervosiscono e basta?

Bene Silvia, ora è tutto lì, davanti a me.

Mi dici “svolta a destra fra centossessanto metri”, mi dici “alla rotonda prendi la prima ‘sscita”, e mi domando ma che cazzo vuol dire questa sciocca, chi le ha insegnato l’italiano? E chi le ha insegnato la strada, che anche ieri da Parma dovevo prendere l’autostrada per Bologna e tu invece volevi spedirmi a tutti i costi a Milano, che avevo pure fretta? Mi segnali sempre autovelox inesistenti, mi imponi inversioni a U assurde, passi il tempo a ricalcolare il percorso e poi scegli strade completamente sbagliate. Brutta scema dislessica, mi hai rotto le scatole. Passo a Laura, ho deciso. Oppure mi butto sullo spagnolo e scelgo Esmeralda, olè; o magari chiamo Ulla, così imparo finalmente il fiammingo.

Ecco, Tor il norvegese, magari, ci penso un attimo.

Scritto da Fiandri il luglio 04, 2007 00:52 | link | commenti (7) |

giovedì, 31 maggio 2007

SALAMA


«Sofia ed io arriviamo a casa stremati, dopo una corsa ai giardini al di sopra delle nostre possibilità. Riempio la ciotola dell’acqua per lei e mi prendo una bottiglia per me. Doccia sùbito? Ma no, prima mi riprendo un attimo sul divano, che son sudato fradicio, e vediamo che cosa c’è in tv.

Ed eccola: è lì in hotel, cammina sicura verso di me e mi punta decisamente mentre altri provano a distrarla in tutti i modi.

Prima porta, coppia mascherata che le offre - pare - beluga: mocché, niente, lei prosegue. Del resto se il mio pescivendolo e la moglie al mercato si mettessero la mascherina, anche io mi insospettirei sulla qualità dei loro prodotti.

Seconda porta, collanona con diamanti bella sobria, tipo rapper sulla limousine: ma per favore, è Salma, mica la moglie di un mafioso russo.

Terza porta, femmena in corsetto e bombetta che la guarda ammiccante (uuuh, scandalo, che trasgressiiivi! Ormai la strizzata d’occhio lesbo la mettono pure nella pubblicità dell’amplifon): no, non la interessa, lei punta a me. E infatti sono qui per te Salma, fra poco verrai fuori dal televisore, tipo Ringu ma con intenzioni molto migliori, e passeremo una bella serata insieme a guardare Mimandaraitre; devo anche avere un tocai del Collio in frigo, che se permetti è un po’ più fine della robaccia che ti stanno proponendo in quel motel.

Ultima porta, due bicchieri di.. ma che è, granatina? Ah no, Campari. E va be’ dai, provate con la spuma al cedro che non avete speranze.

E invece no. Contro ogni previsione. Salma vede i due bicchieri di Campari, si ferma, muove impercettibilmente le narici e sùbito si dirige a grandi falcate verso la porta, che si chiude con tanto di targhetta “Do not disturb”. Ma che zoccola.

E comunque la prossima volta che vado a correre prima mi faccio la doccia, e solo dopo accendo la tv.»

Scritto da Fiandri il maggio 31, 2007 14:26 | link | commenti (10) |

mercoledì, 07 marzo 2007

ESSERE DONNA OGGI


L’adulazione è un trucco molto antico, ma continuiamo a cascarci più o meno tutti.

Il più subdolo degli adulatori è la pubblicità, che descrive te (te uomo, te donna, te automobilista, te massaia, te con le piccole perdite, te che c’hai la dentiera che balla, te con il cinno cinesino che quando va al cesso, vacca miseria ‘sti cinesi oh, altro che bruslì, altro che manodopera a costo zero, altro che crisi, la Cina è vicina e queste cose, balle, il vero problema è che lasciano il cesso in uno stato tremendo, ecco cosa. Comunque sì, dicevo: te possibile acquirente) in un modo carino e ruffiano per venderti qualcosa. Ti dice “tu sei così”, anche se ovviamente non è vero, è solo un modello che il più delle volte non ha riscontri nella realtà: difficilmente la gnocca brasiliana si fa intortare da te al supermercato con la scusa del granapadano (a me poi non succede praticamente mai, sarà che compero il parmigiano reggiano, dev’essere quello), difficilmente tutti applaudono quando presenti i risultati del tuo lavoro, difficilmente ti càpita di salvare vasi greci con l’aeroplanino e la tempesta che incombe. Però ti piace che ti dipingano così, ti piace che ti dicano quelle frasi ad effetto tipo “hai sempre fatto di testa tua, anche quando ti ritrovavi tutti contro, e hai vinto” (no, davvero, ma dove sono tutti questi che si ritrovano la gente contro cui combattere? Dico sul serio, a me questa cosa del solo contro tutti mi fa morire), o minchiate simili: ci caschiamo più o meno tutti.

Verso le donne, poi, il gioco è ancora più subdolo, perché il messaggio non è, come per gli uomini, individuale e terra-terra (esempio: mettiti questo profumo e chiavi come un riccio. Va dal celebre “uomo che non deve chiedere mai” al recente “mai senza una donna”. Eccheccavolo, almeno cinque minuti da solo non me li lasci? No: mai senza una donna, c'hai sempre questa qui che ti segue); con le donne l’adulazione è collettiva, rivolta alle donne come categoria, e tocca le corde della complicità.

Si gioca la carta della strizzata d’occhio a buon mercato, delle pubblicità che insistono su stupidaggini tipo “tu, donna, il tuo mistero” o sul donne, tududù o sul siamo coosììì, dolcemente complicate (che poi, come ognun sa, è una canzone scritta da un uomo), del modello Sex & the City, con ‘ste quattro nuiorchesi che vengono scimmiottate dalle nostre parti, all’amatriciana, con risultati a dire il vero un po’ buffi. È che a me pare una presa in giro spudorata, offensiva, e invece piace così tanto dire e sentirsi dire noi, noi che sappiamo essere dolci e cocciute, noi donne e bambine, noi che sopportiamo, noi che siamo, noi che facciamo.. cazzo quanto piace alle donne che si parli di loro.

Che va bene eh?, cioè, andrebbe bene, benissimo, se non rimanesse una sensazione particolarmente viscida.

Alcuni anni fa Lorena Bobbit fu prosciolta in tribunale dopo aver tagliato il pisello del marito, un animale violento che la menava e che certamente meritava che gli tagliassero il pisello. Vi fu un generale plauso - soprattutto da parte di molte donne - per questa decisione giudiziaria: parve un esempio di giustizia giusta, da contrapporre ai bizantinismi e ai latinorum della malandata giustizia italiana. All’epoca, lessi un articolo di Miriam Mafai che mi piacque molto e che diceva più o meno così: Lorena Bobbit è stata prosciolta perché si è riconosciuto che le donne, esasperate, non hanno la capacità di frenarsi che hanno gli uomini. È stata, in quanto donna, dichiarata incapace di trattenere i propri impulsi: non imputabile, come gli incapaci di intendere e di volere. Fanno male certe femministe a cantare vittoria, perché questa è una sconfitta per le donne. L’ho banalizzata molto, ma questo è il succo: tutti contenti per il caso particolare, e intanto ci si distrae dalla norma generale che ne esce, e che è molto pericolosa.

Ecco, io quando vedo il sorrisino compiaciuto di molte donne ripenso al caso di Lorena Bobbit e alle parole della Mafai.

Ci penso e ci ripenso.

Poi penso chissenefrega, mi apro un birrino e mi leggo l’ultimo numero di For Men, che ci sono 23 trucchi per farla impazzire a letto, va’ mò là.

Scritto da Fiandri il marzo 07, 2007 18:10 | link | commenti (28) |